Uno chef’s table al Condividere – Torino


Fuori Marche / lunedì, agosto 6th, 2018

Una delle cose che più amiamo fare nel Marchesato è apparecchiare in cucina per cena.
Arrivare a casa dopo una giornata pesante e fare una doccia fresca che alleggerisca la schiena, scegliere una maglietta comoda, dei calzoncini e dirigersi verso la cucina mentre i piedi nudi trovano refrigerio piastrella dopo piastrella.
Poi selezionare la musica giusta su Spotify, riempire i calici con bollicine impertinenti, e dividersi tra le chiacchiere e il soffritto che profuma l’aria.

E’ il nostro modo di vivere da sempre il cibo: leggero, conviviale, generoso.
Ecco perché un ristorante come il Condividere, aperto da pochi mesi a Torino, non poteva che essere tappa obbligatoria per il nostro palato e la nostra curiosità.
Fuori Marche, ma non troppo perché a capo della brigata c’è Federico Zanasi, 9 anni accanto a Moreno Cedroni tra Madonnina del Pescatore e Clandestino, e Gabriele Eusebi, formatosi tra Cedroni, Biagiola, Parini (quando era chef del Povero Diavolo di Torriana) e appena tornato da sei mesi al Mugaritz ( 9 miglior ristorante al mondo secondo il 50BestRestaurant).

Dato che la ristorazione, per citare Calderòn de la Barca, è il gran teatro del mundo, nessuno meglio di Dante Ferretti poteva sceglierne le scenografie.
Se non avete visto ancora Hugo Cabret, fatelo!
Oltre ad essere un film meraviglioso vi catapulterà immediatamente in quella che è l’atmosfera Condividere, tra orologi che segnano il tempo nei vari luoghi del caffè, pareti voyeuristiche di pizzi e merletti dell’epoca industriale e tavoli talmente comodi da arrendersi appagati dopo un pasto incredibile.

L’obiettivo della proposta gastronomica è far tornare il cibo a elemento di condivisione, ad abitudine popolare, dove lo studio e la materia prima sono un affare che riguarda la cucina, dove gli ingredienti sono scelti bene e lavorati ancora meglio ma dove le emozioni sono palatali e ti invitano a mangiare con le mani, a leccarti le dita e lasciare che il food ritorni cibo, semplice e ben fatto
Il menù, studiato attentamente dallo chef sotto la supervisione di Ferran Adrià (l’inventore della cucina molecolare, per dire), è un omaggio alla convivialità e al Mediterraneo.
Grandi prodotti della Spagna si uniscono a classici ed eccellenze del territorio piemontese per dar loro un poquito de fuego che decisamente calza a pennello. La giardiniera, il tramezzino, la farinata si mischiano a arroz seco e pluma di maiale iberico

Condividere Torino

Come al solito vi raccontiamo quelli che sono stati i nostri tre piatti preferiti in una degustazione che ci ha emozionate, che ci ha fatte sentire proprio come nella cucina di casa nostra, questa volta sedute dall’altra parte a farci coccolare dal migliore degli amici.

Mangiare a Torino

Partiamo con un fuori menù che arriva direttamente dalla Galicia e che lo chef Eusebi ha preparato apposta per noi: abalone e salmoriglio.
Il primo è un pregiato frutto di mare diffuso tra Africa, Australia, Nuova Zelanda ma che in Galicia ha trovato terreno più che fertile.
Il secondo invece, una salsa tipicamente siciliana a base di olio, aglio, succo di limone, basilico e peperoncino. Al palato è deliziosamente arrendevole con la salsa in grado di donare freschezza e inseguire la mineralità dell’abalone. Intrigante.

Dalla Galicia ci spostiamo in Piemonte con un pezzo di storia rivisitato: il tramezzino Mulassano.
A Torino, in Piazza Castello, c’è il Caffè Mulassano, sorto nella seconda metà dell’Ottocento e uno dei luoghi storici della città.
Nel 1926 la Signora Angela Demichelis Nebiolo inventò questa deliziosa pietanza ma arrivò D’Annunzio a “battezzarla” con il nome che tutti conosciamo. Nel locale vengono serviti tramezzini all’aragosta, al tartufo o con la bagna cauda. Lo chef Zanasi lo ha reintepretato con una sofficissima meringa in sostituzione del pane e, all’interno granchio, capricciosa e maionese piccante.
Uno di quegli apripista che non smetteresti mai di mangiare.

Ultimo ma non ultimo abbiamo la pluma iberica e garum.
La prima è una delle eccellenze spagnole da assaggiare una volta nella vita.
E’ una delle parti pregiate del maiale, appena prima del collo. Pluma, che in spagnolo significa piuma, ben identifica la scioglievolezza al palato di questa carne. Morbida e arrendevole trova grinta nell’abbinata al garum, salsa preparata con interiora di pesce che veniva preparata già dagli antichi romani. La grinta di cui vi parlavamo trova in questo piatto la sua massima espressione perché questi due elementi si amavano già senza saperlo.

 

Momento supporto:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *