Umami Restaurant – Porto Recanati (MC)


Mangiare nelle Marche, Ristoranti / martedì, maggio 1st, 2018

Porto Recanati è un angolo soffice di Marche profumato di salsedine e colorato da schizzi pastello.
Uno di quei luoghi in cui il tempo si ferma, quasi racchiuso in una boule de neige dove le cose brutte si scontrano contro il vetro che protegge tutta questa magia.
E’ un borghettino che invita alla tranquillità, a un ritmo più lento fatto di mattine che non iniziano, avvolte fino all’ultimo in lenzuola stropicciate e ancora tiepide, mentre il vociare fuori dalla finestra è un ronzio lontano.

L’ideale è regalarsi una giornata proprio adesso, ancora fuori stagione, lontano da quel caos che a breve avvolgerà il litorale: raggiungere il borgo marinaro sul calar della sera, passeggiare buttando l’occhio un po’ all’azzurro del mare e un po’ alle casette multicolor e poi concedersi una cena all’Umami Restaurant, sul viale principale della cittadina.
E’ proprio qui, che con tocco discreto, Nicola in sala e Alessandro in cucina sveglieranno i vostri sensi dal torpore.

La proposta gastronomica e il piglio fresco di questi due ragazzi è proprio il vento vigoroso che arriva dal mare, che ti sveglia dopo un lungo inverno e ti rinvigorisce i sensi.
Il menù degustazione è un punto di vista frizzante sui grandi classici della tradizione marchigiana, imbastiti sapientemente da Alessandro con ingredienti selezionati e raccontati da Nicola con fare discreto ma premuroso.

Buono, saporito, mai banale.
Se l’Umami fosse una frase famosa, di certo sarebbe quella di Giorgio Armani:
“L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare”
E ve lo ricorderete, ne siamo certe, nel non cercare a tutti i costi l’effetto wow ma nel condurvi su una strada nuova da cui si vede il mare.
Quello di tutti i giorni forse, ma da quel punto panoramico in cui non eravate mai stati.
E wow, alla fine, lo direte lo stesso.

Come nasce Umami?
L’idea di chiamare il ristorante così è stata principalmente di Nicola, affascinato dal termine giapponese che indica il “saporito” nella sfera dei gusti percepiti dall’uomo.
E’ un nome che invita ad aprire la mente quando ci si siede a tavola, ad andare oltre e sperimentare, cercando di usare il palato nella sua completezza.
L’obiettivo del ristorante è partire dai grandi classici della cucina marchigiana e rinfrescarli un pochettino; una volta con un abbinamento, una volta con un impiattamento differente.
Giocare insomma, divertirsi e sperimentare un terreno conosciuto ma visto da un altro punto di osservazione.

Come si traduce la vostra giovane età in sala e nel menù?
Per quel che riguarda la sala partiamo da un ambiente familiare, confortevole, in cui accomodarsi e lasciarsi viziare.
Il gioco riguarda la mise en place, che cambia ogni tanto grazie a un’ispirazione, a uno stimolo, a un’idea. Come fosse una tela vergine in continua evoluzione.
Lo stesso si può dire della cucina: si parte dalla tradizione, dalla semplicità di un piatto o da un elemento che lo compone e si cerca di avvolgerlo in una ventata di freschezza.

Come trovate le idee che diventano poi la proposta del ristorante?
Preferiamo confrontarci a tavola.
Usciamo a cena, lontani dalla tensione del lavoro, e ci godiamo una cena.
Tra un piatto che assaggiamo e uno stimolo esterno nascono le idee che poi prendono vita all’Umami.
E’ il modo che preferiamo per lavorare sull’organizzazione perché la mente è stimolata ma serena e crea molto meglio.

In un ambiente giovane come il vostro vince l’istinto o l’esperienza?
Entrambe a seconda dei momenti.
Quando si apre il sipario ogni sera, il locale è pieno e la tensione è alta arriva l’esperienza maturata negli anni che ti permette di mantenere il sangue freddo e la situazione sotto controllo.
Contemporaneamente l’istinto di regala stimoli nuovi e ti amplia gli orizzonti.
Ti fa vedere dove stai andando e cosa stai imparando durante il viaggio.

Come nasce un piatto?
Soprattutto dai ricordi di sapori passati.
Uno dei piatti che ho creato e a cui mi sento più legato nasceva dal ricordo di un cappelletto in brodo.
Era perfettamente saldo nella mia mente; poi il brodo è diventato un ristretto, il ripieno ha preso il profumo del mare e le verdure sono diventate una giardiniera.
Ecco, dietro questo c’è tutta la nostra filosofia, che non stravolge eccessivamente ma dà una chiave di lettura più fresca.

Un anno è passato dalla nascita di Umami. Cosa sperate per i prossimi 12 mesi?
Sicuramente di proseguire su questa linea guida che ha ringiovanito la clientela del ristorante e che, piano piano, si sta fidelizzando.
Oltre alla numerosa risposta esterna ci piacerebbe avere un riscontro sempre maggiore anche da Porto Recanati stessa, ancora un po’ timida nei nostri confronti.

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