Piemonte estivo: i bianchi da abbinare alla tavola marchigiana.


Fuori Marche / domenica, giugno 16th, 2019

Pensare al Piemonte significa immergersi, nell’immaginario collettivo, in un autunno carico di colore, profumato di terra, sottobosco e inebriato dai grandi rossi regionali come Barolo e Barbaresco.
Ma  esiste anche un Piemonte estivo, quasi umettato di salsedine, così vicino alla Liguria che se ti affacci appena appena rischi che il verde si tramuti il blu.
Ha sapori di confine: il bagnetto verde che si mischia con il pesto, la focaccia insieme alla torta di riso.
Ecco che il nostro viaggio di oggi va Fuori Marche per darvi delle belle alternative al bicchiere da abbinare alla grande cucina marchigiana di cortile e mare.
Non solo si può fare, ma riesce anche bene!!

Il territorio e i vigneti.

Grazie al Press Tour organizzato per la manifestazione “Di Gavi in Gavi” abbiamo approfondito la conoscenza dei terroir piemontesi: da una parte le Alpi, dall’altra il vento che soffia dal mare ( e qualche milione di anni fa, il mare, arrivava fino alle Alpi) conducono a un decoupage di terreni incredibilmente generoso con le vigne. Quel mare di secoli fa ha inciso sulle tipologie di terreno, di base calcareo, ma che si differenzia a seconda delle ere geologiche: Roero e Monferrato Astigiano sono sabbiosi, le Langhe sono più ricche di limo e argilla mentre la zona del Gavi alterna terre rosse e bianche.

La Langa, è una distesa di terra collinare che intervalla vigne, torri e castelli fino ad arrivare a 950 metri slm e ha come cuore pulsante Alba.
E’ la patria del nebbiolo, che viene trasformato nei nobili Barolo e Barbaresco, di alcuni paggetti di non minore importanza come il Dogliani (da uve dolcetto di cui vi parleremo in un prossimo post davvero sextainable!), il Dolcetto di Diano d’Alba, la Barbera d’Alba e il Nebbiolo d’Alba e un vitigno raro e ricercato come il Verduno Pelaverga.

Il Monferrato è un paesaggio colmo di borghi e suggestioni collinari in cui uve bianche e rosse trovano dimora, in un quadrato ideale tra Asti, Alessandria, Acqui Terme e Gavi. La Barbera d’Asti potrebbe innalzarsi a portabandiera del territorio, ben accompagnata da Freisa e Ruchè, rossi profumati che ci piace pensare in accompagnamento ai brodetti regionali marchigiani. Verso il mare di Liguria si trova il primo bianco piemontese: il Gavi, da uve cortese.

Tra Langhe e Monferrato si incontra il Roero, simile ai due precedenti ma incredibilmente selvaggio grazie alla presenza di profonde voragini di pareti aguzze che possono raggiungere dislivelli piuttosto importanti.
Queste si possono scoprire grazie a percorsi e sentieri, in un salto temporale alla scoperta delle ere geologiche in cui la vite affonda le sue radici. Questa è la zona dell’Arneis.

 

I bianchi del Piemonte.

Partiamo finalmente alla scoperta dei vini bianchi del Piemonte e i nostri suggerimenti per portarli in tavola in abbinamento alla cucina marchigiana.

La Favorita è un vitigno un po’ gipsy, che girovaga tra Liguria, Toscana, Corsica e Sardegna. Se nasce come uva da consumo dell’800, presente sulle tavole torinesi, si è poi scoperto che anche imbottigliata poteva essere un alleato piacevole e prezioso.
Che vino è? Giovane, ruffiano, ammaliatore.
Secco, fresco e armonico ce lo giocheremmo con i vegetali, magari con un frecandò o con un piatto di gamberi crudi di Civitanova.

L‘Arneis, si “propone” in due varianti: quello delle Terre Alfieri dovete immaginarlo come un giovane ben educato, di buona cultura ma con un dettaglio hippy che tradisce il suo girovagare: magari un bracciale di legno, magari quel profumo di ginestra e pesca. Cosa ordinare con un “uomo così”? Dei passatelli ai frutti di mare, senza dubbio!
Ma c’è una versione più maschile, adulta, nell‘Arneis del Roero.
Un uomo più intrigante, che ha storie da raccontare, che ti affascina mentalmente e ti rapisce con quel profumo di erba e macchia. Uno di quelli a cui preparare un pollo in potacchio. Da mangiare rigorosamente con le mani.

Il Gavi, protagonista indiscusso di questa due giorni beverina si è presentato in ogni sua sfaccettatura: fermo, spumante, riserva.
Da uve cortese, trova il suo territorio di elezione proprio nella zona di Gavi (anche se presente nell’alessandrino, astigiano e cuneese). E’ qui che si dona tranquillo e leggero in gioventù, mentre con l’invecchiamento acquista eleganza e spessore. Sa di Mediterraneo, di agrumi, di una splendida festa di inizio estate in collina con il profumo discreto del mare.
In tavola, senza dubbio, una pasta con un ragù bianco.

L’Erbaluce di Caluso è la reginetta di bellezza del Canavese, zona di confine con la Valle d’Aosta. E’ un’uva verde a cui il sole conferisce un colorito giallo/rosa che scalda il vino di un giallo dai riflessi verdognoli; con il passare del tempo, acquisisce maggiore intensità dorata. Uguale destino si può dire della sensazione alla degustazione: se da giovane sottolinea la sua nota verde con profumi eleganti e preziosi, con l’invecchiamento la sua fragranza virerà al miele, all’eucalipto, al corbezzolo.
Sa di ruscello, di roccia, di pazienza e perseveranza. Ottimo quindi con una coda di rospo in porchetta.


Concludiamo con il Timorasso, esempio di recupero di un vitigno dalle grandi potenzialità e storicamente importante. Un vitigno rustico, vigoroso che regala vini originali, complessi e strutturati, perfetti per l’invecchiamento.
Ha un profumo persistente ed elegante, con sentori minerali e di resina.
Versatelo in un calice nell’attesa di un brodetto di Porto Recanati.

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