Dove mangiare a New York: il mio food tour


Fuori Marche / sabato, settembre 7th, 2019

Immaginate di poter esprimere un desiderio gastronomico e vederlo realizzato: ecco, questa è New York, un caleidoscopico giro del mondo nel gusto.
Poco prima di partire, insieme alle tappe imperdibili di questa “prima volta” newyorkese, ho creato la mia lista personale dei luoghi (cliccando potrete vederla anche voi e trovare l’itinerario e altri ristoranti oltre a quelli citati nell’articolo) in cui sarei voluta andare a mangiare; non sono riuscita ad andare in tutti quelli segnati ma la mia piantina food è lì che mi aspetta per la prossima volta.
Il mio hotel era nell’Upper West Side, zona che vi consiglio per soggiornare: è vicino a Central Park ed è davvero tranquilla (dato che sappiamo tutti che New York è famosa per il caos vivace).
Tornando al cibo, il risultato è stato assolutamente soddisfacente!
Una cosa fondamentale da tenere in conto è, appunto, la posizione in cui avrete l’hotel perché, dopo 25.000 passi al giorno (come media si intende), la sera avrete solo voglia di andare a dormire.
Ecco perché non sono riuscita ad andare da Katz’s a mangiare il pastrami o da The butcher’s daughter per il brunch vegetariano: i miei compagni di viaggio credo mi avrebbero sparato ma, chi mi conosce lo sa bene, io quei km in più “perché tanto è vicino” li avrei fatti!
Ma ora partiamo con la lista!

Maison Kayser per la colazione.

Da Maison Kayser ho imparato che so fare i brownies e i cookies dato che quelli che ho assaggiato erano identici a quelli che faccio io, ma con un sapore decisamente più burroso.
Di chiara impronta francese, propone dai pain au chocolat ai double chocolate chips cookies in un mix francoamericano davvero riuscito!
Bellissimi i dolci più complessi con cui aspettare che spiova.
Potete fermarvi a fare colazione con uova, caffè, succo e un dolcetto ma il prezzo salirà decisamente.
Complice le belle giornate, io ordinavo “to go” e me la cavavo con un terzo del prezzo.

Luke’s Lobster per pranzare a Dumbo.

Una delle cose da mangiare a New York è il panino con l’aragosta: è un imperativo!
Il migliore è quello di Luke’s Lobster che lo fa “alla moda del Maine”, quindi con una vinaigrette al limone e un delizioso profumo di origano, e un occhio attento alla tracciabilità e sostenibilità del pescato.
Ho provato il trio, per riuscire a capire quale fosse il miglior panino di pesce: il primo a sinistra ha il granchio ed è il meno soddisfacente, quello in mezzo è ovviamente il protagonista e me lo sogno ancora di notte, mentre quello sulla destra è farcito con i gamberetti e, anche se sottovoce, riesce a dire la sua.

Little cupcake bakeshop per recuperare energie.

Non sono cresciuta a pane e Sex and the city ma conosco per fama Magnolia Bakery.
Una cosa certa era il mio desiderio di assaggiare una red velvet, famoso cupcake indimenticabile e lussurioso.
Ho trovato il mio porto felice in Little Cupcake Bakeshop che lo propone anche in versione vegana e affidando gli ingredienti a produttori locali: avendo assaggiato anche la versione originale qualche giorno prima posso affermare che non si sentiva la differenza tra le due.
Per buona pace del palato!
E’ davvero buona e indimenticabile? Sì, lo confesso. Ha una deliziosa sofficità e il frosting al burro contrasta dolcemente con l’impasto che lo controlla in modo da non rendere il tutto troppo stucchevole. C’è anche la torta ma credo che, mangiarne una fetta, sarabbe un rischio per il diabete.

Chelsea Market e i tacos n. 1 di New York.

Chelsea Market vale da solo l’esperienza dopo esserci arrivati passeggiando sulla High Line.
Un orgasmo di profumi che stordisce e fa venire l’acquolina in bocca e una vasta scelta di locali in cui fermarsi per una pausa: dopo aver zigzagato di qua e di là, rapita dagli odori come i topini del pifferaio magico, sono finita a Los Tacos no.1 per assaggiare il loro famigerato prodotto. E’ quello che propone: un tacos croccante con un ripieno (a scelta tra manzo, pollo, maiale e veggie) succulento di carne trita e farcito con guacamole, cipolla, peperoni. Erano solo le 11.30 d’altronde.

Pizza sì, ma se sai dove andare: Roberta’s

Confesso che non ho nemmeno voluto provare la pizza che fanno in America; magari è stato un errore ma a tutto c’è un limite, soprattutto se hai venduto l’anima alla vera pizza napoletana e il cibo italiano non è una tua priorità in America, troppo curiosa di assaggiare tutto!!!
Con Roberta’s sapevo di andare sul sicuro, essendosi posizionata quarta nella classifica di 50 Top Pizza (la mia classifica di riferimento quando voglio andare in pizzeria): la mia marinara, da loro chiamata Rosso, era perfettamente bilanciata nella giusta dose di pomodoro e aglio.
Oppure dite che mi sono fatta convincere dalle parole Andrea Felici e La Staffa nella carta dei vini?

Whole foods: perché si può mangiare “local” e di stagione

Da quando è stato acquisito da Amazon, Whole Foods ha reso “biologico e stagionale” alla portata di più americani con sconti settimanali, una gastronomia all’interno del supermercato con piatti decisamente sani e ben cucinati e un reparto “take away” in cui creare la propria porzione da asporto e mangiarla comodamente in ufficio o al parco.
In una città che corre velocissima si fa in fretta a optare per la grande distribuzione e il junk food complice il poco tempo per cucinare: nelle tre volte in cui scelto Whole Foods market mi sono sempre trovata a poter scegliere tra verdura e frutta stagionale, piatti caldi o zuppe di verdure, scelte etniche e tradizionali americani: la decisione spetta solo al vostro palato senza privarvi di un pasto salutare e sostanzioso.

Il primo hotdog nato a New York: quello di Nathan’s


Nathan’s ha numerosi furgoncini gialli ben piazzati in giro per New York ma la sede originale dal 1916 è quella a Coney Island, nello stand vista mare che risente del divertente traffico provocato dal Luna Park garantendo a ogni ora attese un po’ importanti ma fattibili. Se le patatine risultano mollicce e non particolarmente invitanti, l’hotdog è un’esperienza paradisiaca: il wurstel, cotto sulla piastra, è croccante fuori e arrendevole al suo interno, proposto anche nella versione con formaggio.
Io ho aggiunto solo della senape e poi, in religioso silenzio, ho goduto del suo sapore sublime seduta per terra sulla passatoia con uno sbalzo temporale di quasi 25 anni, quando alle giostre di fine scuola ero io ad andarci (e anche lì ci andavo per le ciambelle, lo zucchero filato e gli hot dog).
Perché il cibo da strada è anche questo: niente formalismo, tutto appagamento.

Hummus place: mediorientale, vegetariano, buonissimo!

Non sono vegetariana ma limito moltissimo la carne nella mia alimentazione.
Insieme al mix indimenticabile di sapori, amo tanto la cucina di tutto il bacino del Mediterraneo per le numerose proposte veggie sempre convincenti: falafel, hummus, babaganoush, per raccontare solo i piatti in fotografia, riescono a rendere un pasto conviviale, appagante e divertente. Sempre.
La mia scelta americana è caduta su Hummus Place, comodissimo perché vicino al mio hotel.
Il modo affabile dei ragazzi e la qualità del cibo, complice anche il certificato di garanzia per la cucina kosher, mi ha fatto sentire subito nel posto giusto.
Se devi rallentare New York, fallo a tavola.

Sì ma gli hamburger? Shake Shack

Se ho dovuto rinunciare al pastrami, mai nella vita avrei rinunciato a un hamburger fatto a regola d’arte mentre New York, intanto, ti scorre accanto. Dimenticatevi Burger King e compagnia cantante e optate senza esitazione per Shake Shack. Essendo una catena, cosa che non ne limita comunque la qualità, avete la possibilità di trovarlo un po’ ovunque e, confesso, la parola delicious calza a pennello ai panini succulenti  che propongono. Io ho provato anche quello con il fungo fritto e non ho sentito nostalgia della carne!
Se ci capitate tra primavera e autunno, optate per la sede in Madison Square Park o in quella vicina a Bryant Park.

Farmer’s market: i produttori della zona che vi conquisteranno

Capiterà spesso di trovare i mercati cittadini pieni di produttori locali che vendono frutta, verdura, uova ma anche dolci fatti in casa e marmellate. Io ho avuto al fortuna di capitarci vicino al The Vessel e a Union Square.
Se avete affittato un appartamento, fateci la spesa più spesso che potete; altrimenti fate come me e acquistate un dolcetto, sia esso un cookie che una mini cherry pie, e meritatevela dopo i km macinati, magari per la colazione del giorno dopo.
Tutto il calore delle nonne americane e tutto il sapore della stagionalità. Anche in piena New York.

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