L’Unione fa le Marche: Vini San Filippo e Podere Santa Lucia


L'unione fa le Marche, Made in Marche, Prodotti / lunedì, febbraio 18th, 2019

Una bellissima scoperta e un caro amico del Marchesato sono stati i partner “al calice” che hanno scaldato una fredda serata di gennaio con le loro creature: Vini San Filippo di Offida (AP) e Podere Santa Lucia di San Marcello (AN)
La prima è gestita dai fratelli Lino e Fabrizio che, nel 1999, decidono di aggiungere qualità al loro prodotto e investono praticamente tutto in una cantina posizionata in quello che definiscono “un piccolo fazzoletto di Marche” nel comune di Offida. Vini biologici che preservano naturalezza e identità del territorio, sinonimi di una convivenza riuscita e decisamente fruttuosa con un controllo quasi maniacale di ogni step del processo: dall’impianto in vigna all’imbottigliamento.

Podere Santa Lucia nasce invece qualche anno più tardi, nel 2005, con il desiderio di lavorare i vitigni autoctoni della zona dove la Lacrima di Morro da i suoi frutti migliori: Monte San Vito.
Il vino scorre nelle vene di Stefano Balducci e Giovanni Cacciani grazie al nonno Gianni Balducci che tanti anni addietro aveva sperimentato con il Verdicchio di Jesi. Una tenacia che ha dato, nel 2011 la prima bottiglia interamente prodotta da Podere Santa Lucia.
Ma, questi vini, come sono?

Il benvenuto è stato affidato alla Passerina Bollicina di Vini San Filippo che, come la spuma del mare ha unito tutti gli elementi dei due antipasti.
“Facciamo un’oliva all’ascolana” di Errico Recanati richiedeva l’assemblaggio delle diverse parti per poter avere il bocca il sapore nitido della classica oliva fritta.
Stesso discorso si può fare per il cracker della nonna proposto da Daniele Citeroni con i suoi sapori audaci tra terra e mare.
In entrambe i casi il vino scelto è stato fedele alleato di tutti i sapori, legati insieme dalla spumantizzazione di un vitigno di stampo piuttosto classico e dal suo sapore fresco dalla giusta sapidità.
Insomma, sia nel piatto che nel calice, la tradizione ha visto nella sua versione moderna un risultato di gran classe.

La seconda proposta della cantina è stata Kàtharsis, un rosso piceno superiore da uve Montepulciano e Sangiovese, in abbinamento allo stufato di marchigiana proposto dallo chef Ventresca.
Una scelta azzeccatissima che rimanda all’eleganza sublime di un grande piatto, succulento e robusto, da accompagnare sorso dopo sorso alla pulizia tannica di un vino di grande equilibrio.
Seduzione allo stato puro nel boccone scioglievole di carne e nel sentore caldo e persistente del vino che allontanano il freddo inverno, almeno per un po’.

Podere Santa Lucia  ha invece aperto la sua degustazione con il Brut Rosè, lacrima in purezza sospinta da una bollicina ruffiana ma convincente.
Nonostante l’abbinamento con la lepre alla royale  di Errico Recanati potesse sembrare un po’ audace ai più, il rosè si è espresso egregiamente nella pulizia del palato e nel tener testa ai sapori più decisi del piatto, grazie alle sue doti di struttura e complessità.
Ottimo invece con i broccoli proposti da Daniele Citeroni: un piatto elegante come elegante il vino nel calice. Valore aggiunta la complicità tra il broccolo fritto e la bollicina che riequilibrava il palato.

Ciò che davvero ha stupito Stefano Balducci è stato l’abbinamento tra il suo Incrocio Bruni e il risotto finocchio, arancia e olive dello chef Citeroni. Sembravano due amanti che si erano a lungo cercati nel tripudio di agrumi tra piatto e vino. Gli aromi freschi del piatto si sposavano meravigliosamente con la gamma aromatica dell’Incrocio Bruni che presenta delle sensazioni agrumate molto evidenti di pompelmo e arancia. La sapidità chiudeva l’esperienza con il risotto con profonda armonia, lasciando la bocca decisamente pulita.

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