L’Unione fa le Marche: Giorgio Poeta, La Regina dei Sibillini e i carciofi di Capocasa


L'unione fa le Marche, Made in Marche, Prodotti, Produttori / venerdì, gennaio 11th, 2019

Uno dei mezzi per rendere indimenticabile un territorio è di sicuro il palato; certamente la vista rimane incantata da un panorama mozzafiato e quella musica suonata  nella piazza del paese da un gruppo popolare ha un suono diverso da tutto.
Ma nel momento in cui un pezzetto di formaggio si avvicina alla bocca e la lingua ne assapora il latte ottenuto da animali che hanno passato un’intera stagione al pascolo selvaggio, il ricordo di quella vacanza in montagna prenderà tutta un’altra dimensione.

Quando, insieme ai ragazzi di Picenum Tour, imbastivamo “L’Unione fa le Marche”, un pilastro imprescindibile è stato il coinvolgimento dei produttori: per ogni chef, un artigiano del gusto che avesse voglia di raccontare le Marche viste dalla sua azienda.
D’altronde è solo grazie ai grandi prodotti che si può creare la grande cucina regionale.
Così, nel post di oggi, faremo un bel tour tra Fabriano, Monteprandone e Amandola.

Partiamo dal Nord Marche con I mieli di Giorgio Poeta.
Dimenticate ogni informazione che potete avere sul miele perché Giorgio la stravolgerà completamente e la renderà una forma d’arte.
Basta un assaggio per venire catapultati con l’immaginazione a bordo di una Lambretta bianca vintage, una di quelle che scoppiettano quando le accendi e ti sballottano per tutto il percorso.
Collina dopo collina ci avviciniamo a tante piccole casette colorate, in fila come deliziosi villini usciti da un film anni cinquanta da cui esce un jazz frenetico: tutto merito delle api laboriose, figlie prodigio di Giorgio Poeta, che nelle loro arnie lavorano incessantemente.
A sentirlo parlare gli si illuminano gli occhi come il più romantico dei padri. E pensare che tutto era nato come un gioco.
Cosa lo differenzia dagli altri? Che oltre alle classiche tipologie di miele, quelle più conosciute, ne ha affiancate due che non si può che definire chicche!
A prodotto ottenuto e filtrato, il miele d’acacia (quindi molto delicato e profumato di vaniglia) si trasforma e diventa magia nelle botti di legno di rovere francese dove invecchia per nove mesi e diventa il CARATO:  dal suo sentore femminile a un più  adulto e maschile profumo di cuoio, di bruciato, di tabacco.
Come usarlo?
Se Umberto Bentivoglio lo ha abbinato al suo maialino, Giorgio lo consiglia con i classici formaggi o in sostituzione all’aceto balsamico 

Altro delizioso omaggio alle Marche è STELLA, dono che il produttore ha voluto fare a chi ha partecipato alla serata del 3o novembre nella sua versione mignon.
Qui il miele d’acacia contrae riuscito matrimonio con l’anice stellato per rendere il prodotto profumatissimo e perfetto per dolcificare bevande.

Lasciata Fabriano il viaggio prosegue dove le colline diventano montagna, dove l’aria si fa intensa e il respiro crea nuvole di fumo.
Qui, protetta dai Sibillini vede la luce la pasta Regina dei Sibillini fatta con il meglio che la montagna riesce ad offrire e l’uomo trasformare.
Un percorso che nasce dall’ostinazione di contrastare sbalzi termici e gelate inattese grazie alla neve che cade e protegge il grano tardivo seminato ad ottobre, idratandolo con gentilezza.
Una volta raccolto viene lavorato, trafilato al bronzo ed essiccato a bassa temperatura.
Il risultato, che abbiamo potuto apprezzare grazie allo Spaghettone Senatore Cappelli che ha preparato Alcide Andrea Romani, è un trionfo di sapore e resistenza che con il suo profumo di pane tostato si sposa alla perfezione con preparazioni vegetali e salmastre in un gioco di mare e monti più che convincente.

Infine eccoci, in picchiata quasi a sentire il rumore delle onde.
A Monteprandone sorge l’Azienda Agricola Capocasa che fa della stagionalità il cavallo di battaglia per convincere anche i più pigri e quelli che hanno le ore contate a mangiare di qualità.
Un prodotto eccellente che Simone Ventresca è riuscito a rendere arte mantenendone il sapore inalterato (se non addirittura esaltato nella sua freschezza): un carciofo che sembrava appena colto e che, con la tecnica, è diventato trasparente come un vetro di Murano e croccante da non averne mai abbastanza.
Se a questo aggiungiamo l’irresistibile tocco vintage della cassettina piena di primizie e la comodità di riceverla a casa, non serve davvero nulla per conquistare la nostra dispensa.

 

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