Abruzzo: tre esperienze da fine settimana


Fuori Marche / lunedì, luglio 15th, 2019

Supero Porto d’Ascoli con la curiosità di Colombo sulle caravelle.
La vita mi ha portato ovunque nel mondo ma mai oltre i confini del Tronto.
Da Milano, attraversare le Marche in treno, significa coglierne tutte le infinite sfumature: il verde del Montefeltro, le prime palette appena accennate dell’anconetano costellato di campi di girasole, verde e papaveri.
Solo all’entrata del Piceno ci si rende conto che il panorama si fa più intenso e importante con colline che prendono curve più audaci e colori più marcati.
Alba Adriatica è la prima tappa “oltre Marche” ma permette di sentirsi ancora protetti come sanno fare le zone di confine.
Non ancora altro ma non più casa.

Il mio Abruzzo ha avuto colori ed esperienze ben precise: il blu del mare, il verde dei vigneti e il bianco candido del Reale di Niko Romito.
Ecco quindi tre consigli per godere di quel luogo a due ore da Ancona anche solo per un fine settimana.

A CENA IN UN TRABOCCO.

La Costa dei Trabocchi è il litorale adriatico della provincia di Chieti costellato da quelle “macchine da pesca” , come le definiva D’Annunzio, che sono state riconvertite in ristoranti tra mare e cielo.
Angoli intimi che affidano la serata alla suggestione che sa donare la location abbinata a una cucina basata sul pescato del giorno: piatti classici come l’antipasto di mare, le cozze ripiene, l’insalatina di orzo e pesce permetteranno di godere di tutto il sapore del mare senza “doverci pensare troppo su” e godere della sera che diventa notte tra profumi e sapori d’Abruzzo marino.

Il nostro era il Trabocco Mucchiola, a Ortona.
Non portateci chiunque ma dedicate a qualcuno di speciale la vostra serata vista mare.

ALLA SCOPERTA DEL VINO ABRUZZESE INSIEME A FEUDO ANTICO

Il vino pecorino è uno di quelli che non scende a compromessi, lo sappiamo bene; non si da arie da ruffiano, non è piacione.
O si ama o no, ma se vi convince diventerà uno dei vostri preferiti.
Delle terre di confine tra Marche e Abruzzo questo è certamente portabandiera con il suo profumo di frutta pronta a maturare e erbe aromatiche ma con un sapore deciso e tagliente dalla spiccata mineralità.
Invecchia bene, benissimo, sia nelle coltivazioni a 200 metri sul livello del mare che a quote più alte: se i primi sanno di salsedine,  i secondi sanno di ruscelli e pietra. Maschile, intenso, primitivo.
Se confidate in un compagno di bevute più femminile e sornione vi verrà incontro la passerina, con la sua freschezza e la mineralità meno marcata, smorzata ulteriormente da profumi più intensi e rotondi. A tutto pasto, senza pensarci troppo.

Se invece avete venduto l’anima ai vini rossi, l’Abruzzo vi regalerà brividi lungo la schiena.
Rosso Tullum sembra il nome di un rossetto da momenti speciali: un rosso intenso, vellutato, morbido come i baci a lungo agoniati. I profumi rimandano a more, prugne e spezie. Chiede carni succose, poca vergogna e musica jazz di sottofondo.

LA CUCINA DI NIKO ROMITO

Lasciato il mare alle spalle, percorse le colline in strade sterrate e un po’ dimenticate, si raggiungono le vette che proteggono Castel di Sangro. Lì, in un paesino di poco più di 6.000 anime, brillano le tre stelle di Niko Romito.
Certo non è un’esperienza che si può fare tutti i giorni ma vale la pena segnarla in agenda per un momento davvero speciale.
La cucina del Reale vi conquisterà per l’apparente semplicità di pochi ingredienti lavorati in maniera ossessiva.
La semplicità, come accennato, è solo in superficie per permettere a chiunque di godere dell’esperienza gustativa al di là della preparazione palatale.
Arrivano i sapori, tutti.
Arrivano le emozioni delle cose che esplodono in bocca e inebriano il cervello.
Arriva il gioco di “cibi che sembrano ma non sono”.
Un pasto divertente, godereccio, sublime.

 

 

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